Tecnorestauri in visita a L’Aquila
21.07.2009

Occorre intervenire con criterio e rigore per recuperare il patrimonio architettonico lesionato dal sisma. Tecnorestauri, impresa bresciana specializzata nel recupero e nella conservazione di immobili di interesse storico- artistico, ha visitato nel mese di giugno L’Aquila e i luoghi colpiti dal sisma. Abbiamo raccolto i commenti di Riccardo Omboni, Presidente e Amministratore Delegato dell’impresa, e gli abbiamo rivolto alcune domande.

Che cosa hanno visto i vostri occhi di “tecnici esperti” del settore del restauro in questa recente visita a L’Aquila?
Visitare i luoghi colpiti dal sisma è stata senza dubbio un'esperienza forte. Dal punto di vista umano, naturalmente, è impossibile non rimanere colpiti e toccati dalla tragedia che ha coinvolto così tante persone.
Dal punto di vista professionale, per noi che lavoriamo ogni giorno per recuperare e salvaguardare il patrimonio architettonico nelle città italiane, è sicuramente impressionante vedere così tanti edifici lesionati e bisognosi di interventi mirati.
La situazione appare critica, le immagini parlano chiaro.

Che tipo di lesioni hanno subito gli edifici, in particolare quelli storici del centro?
Purtroppo le lesioni sono di ogni tipo; quelle strutturali sono consistenti: crollo di solai, di coperture, cedimento di fondazioni nonché crollo di intere porzioni di edifici. Vi sono poi le lesioni che colpiscono le facciate, gli elementi decorativi in pietra, in legno, gli affreschi sia all’interno sia all’esterno.

Nessuna tipologia di edificio è stata risparmiata: palazzi, chiese, edifici residenziali. Ognuno di questi manufatti architettonici ha la sua storia, appartiene ad un'epoca, porta con sé i segni del passato. Ecco perché, a nostro avviso, è fondamentale considerare ogni edificio come un caso a sé, e dedicare ad ogni singolo cantiere le specifiche competenze necessarie per riportare in vita l’edificio.

Come occorre intervenire? quale, secondo voi, l’approccio corretto?
Il nostro approccio al mondo del restauro e della conservazione può riassumersi in tre parole: conoscere, conservare, documentare, e si traduce in un metodo di lavoro ben preciso.
Riteniamo fondamentale la fase preliminare di conoscenza, fatta di indagini precise, di rilievi, di studi d’archivio, per poter supportare con serietà ogni progetto. Ogni edificio storico lesionato in Abruzzo dovrà, a nostro avviso, essere fulcro di approfondite indagini per poter progettare l’intervento di restauro nel migliore dei modi. Solo tecnici specializzati, in grado di dialogare anche con le Soprintendenze, possono affrontare con serietà questo lavoro preliminare così delicato.
Ma non solo: a nostro avviso è necessario anche monitorare costantemente le attività di cantiere, con un aggiornamento quotidiano delle fasi di lavoro in rapporto al progetto.

In sostanza, si tratta di integrare la qualità esecutiva con una documentazione dettagliata e completa?
Sostanzialmente si; l’abilità tecnico-manuale, fondamentale, non è sufficiente a completare il processo di restauro.
Per spiegare questo approccio, che noi seguiamo da sempre, sono necessarie alcune considerazioni.
Il progetto di conservazione, soprattutto quando riferito a superfici pittoriche o elementi architettonici complessi e stratificati, per quanto accurato e rispettoso nei confronti del manufatto, difficilmente può dare una lettura complessiva, punto per punto, della situazione contingente, materica e di degrado, ovvero una “cartina” perfettamente calibrata dell’intervento da realizzarsi.
La lettura puntuale del degrado, della sua forma naturale ed antropica, stratificata, può essere effettuata per punti campione ed estesa per similitudine all’intero complesso con una competente azione di astrazione/estensione dal piccolo al grande, basata sulla capacità di lettura dei fenomeni di degrado e del manufatto/oggetto/edificio. L’estensione di queste previsioni/prescrizioni alle superfici o elementi che costruiscono un oggetto d’architettura è demandata proprio al cantiere, all’operatore, al suo occhio, alla sua mano, alla sua memoria. In base alla nostra esperienza, la sequenza operativa solitamente si traduce in un processo che va dalla lettura del progetto al dialogo in situ con la Direzione Lavori, alla valutazione diretta, in chiave esecutiva, della situazione contingente, leggibile dalla posizione agevolata del ponteggio (in rapporto alle previsioni), infine, alla esecuzione di campionature al finito delle diverse procedure esecutive. Descialbo e puliture, per esempio, spesso producono nuove letture della stratigrafia del degrado, aprendo la strada a nuovi interventi non previsti o rendendone non necessari alcuni.

Il progetto quindi cambia durante la fase di cantiere?
Certamente, però questi cambiamenti non sempre vengono documentati dall'impresa che ha eseguito l'intervento. Ne consegue quella frammentazione del dato storico cui siamo largamente abituati.

Il risultato?
La perdita della traccia esecutiva dell’intervento, il suo dettaglio, la sua descrizione come base documentaria di futuri interventi ma soprattutto come base indispensabile per la predisposizione di un programma di manutenzione efficiente, che garantisca il permanere nel tempo degli aumenti prestazionali offerti dall’intervento.
Ritengo che un'impresa specializzata nel restauro e nella conservazione di beni storico-artistici non possa prescindere da queste considerazioni, per offrire un servizio completo e per essere competitiva al di là delle abilità tecnico-manuali.
Tecnorestauri da tempo lavora con questa metodologia “della conoscenza” su tutti gli interventi che esegue sui beni vincolati, dall’intervento complesso a quello più semplice.
Sono poi fondamentali le sinergie con gli altri soggetti coinvolti.
Senza dubbio, ogni intervento di restauro implica un alto grado di interdisciplinarietà: in questi casi particolari, poi, in cui gli edifici necessitano di interventi di vario tipo, non si può prescindere da questo aspetto. Molti i soggetti coinvolti che dovranno sapere dialogare tra loro: gli uffici tecnici delle amministrazioni locali, le Soprintendenze, le imprese di restauro e naturalmente i progettisti, ingegneri e architetti.
Anche in questo, per gestire al meglio l’intero processo e tutte le fasi di cantiere, è necessaria molta esperienza. Occorre intervenire con rigore e serietà, prediligendo quelle imprese che lavoro con un metodo preciso e consolidato.

In qualità di esperti quindi quale il vostro messaggio per intervenire in Abruzzo?
Un unico messaggio: operare con coscienza, con professionalità e passione, affidandosi alle mani esperte di imprese che, oltre all’abilità tecnico-manuale, sappiano lavorare con metodi precisi, sappiano gestire il cantiere di restauro nella sua peculiarità, e sappiano dare valore alla documentazione, per poter lasciare una traccia indelebile di ogni intervento eseguito. Una “nuova memoria”, quindi, soprattutto laddove, come nel caso dell’Abruzzo, la natura ha cercato di cancellare quella esistente.